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Giù le mani dai videogiochi! Sale LAN e manovra 2027

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SCHEDA TECNICA

Titolo
Legge di Bilancio 2027 - Articolo 25 - Sale LAN

GIÙ LE MANI DAI VIDEOGIOCHI!

Una sala LAN non è una sala scommesse. Eppure, l’articolo 25 del disegno di Legge di Bilancio 2027 propone nuove imposte, autorizzazioni biennali e un requisito minimo di venti postazioni per le sale dedicate al gaming. Una misura che rischia di mettere in difficoltà le piccole imprese e di rendere meno accessibili questi luoghi di intrattenimento e aggregazione.

Immaginate di aver investito i vostri risparmi per aprire una piccola sala LAN.

Avete acquistato cinque computer da gaming, monitor, tastiere, mouse, cuffie, scrivanie e sedie. Avete trovato un locale, predisposto gli impianti e sostenuto tutte le spese necessarie per iniziare a lavorare.

La vostra attività è piccola, ma funziona. I clienti arrivano, utilizzano le postazioni e voi cercate di recuperare gli investimenti, pagare le spese e ottenere un margine sufficiente per continuare.

Adesso immaginate che una nuova disposizione stabilisca che una sala LAN, per operare secondo il regime ordinario, debba disporre di almeno venti apparecchi o postazioni di gioco.

Che cosa dovrebbe fare chi possiede soltanto cinque computer? Acquistarne altri quindici? Cambiare locale? Investire altro denaro senza avere la certezza di trovare abbastanza clienti?

È da questo esempio che noi di StarkGAMES vogliamo partire per analizzare la proposta contenuta nella Legge di Bilancio 2027.

Una proposta che riguarda il settore dell’intrattenimento videoludico senza vincita in denaro e che apre interrogativi sulle conseguenze economiche per gestori e giocatori.

Non ci sono jackpot. Ci sono persone.

Precisazione: al 5 novembre 2026 stiamo analizzando un disegno di legge ancora soggetto all’esame parlamentare. Le disposizioni descritte non costituiscono una normativa definitivamente approvata.

Legge di Bilancio 2027: chi ha presentato la proposta sulle sale LAN?

Il disegno di Legge di Bilancio 2027 è stato presentato dal Governo presieduto da Giorgia Meloni, su iniziativa del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega.

Il testo originario è identificato alla Camera dei Deputati come C. 3174 ed è stato presentato il 30 ottobre 2026.

La disposizione relativa alle sale LAN è contenuta nell’articolo 25, dedicato ai giochi senza vincita in denaro erogati come contenuti digitali attraverso piattaforme online.

Il 4 novembre 2026 il disegno di legge originario è stato oggetto di uno stralcio parlamentare, dando origine al testo C. 3174-bis e ad altri atti separati. La disposizione sulle sale LAN non risulta tra quelle stralciate.

È importante distinguere la responsabilità politica della presentazione della manovra dalla paternità materiale della singola disposizione. Non abbiamo elementi documentali sufficienti per attribuire personalmente a Giorgetti la scrittura dell’articolo 25.

Le finalità dichiarate comprendono la regolamentazione del settore, la tutela dei giocatori, i controlli sulle attività e gli interessi erariali.

Ma una domanda rimane centrale: il sistema proposto è realmente sostenibile per chi gestisce una sala gaming?

Lo Stato incentiva le imprese, ma quanto costa mantenerle aperte?

Da anni il dibattito economico italiano ruota anche intorno alla necessità di sostenere l’imprenditoria, favorire nuovi investimenti e incoraggiare l’apertura di attività commerciali.

Aprire un’impresa, però, richiede molto più di una buona idea.

Una sala LAN non nasce semplicemente collegando qualche computer a Internet.

Bisogna trovare un locale adeguato, predisporre gli impianti elettrici, realizzare una rete affidabile e acquistare le attrezzature.

Computer da gaming, schede video, processori, memoria RAM, monitor ad alta frequenza di aggiornamento, tastiere, mouse, cuffie, scrivanie e sedute.

Alcune strutture offrono anche console, simulatori di guida o di volo e postazioni dedicate a eventi o tornei.

Poi bisogna mantenere tutto funzionante.

Ci sono affitto, energia elettrica, climatizzazione, connessione Internet, assicurazioni, manutenzione, eventuali dipendenti e obblighi amministrativi e fiscali.

Inoltre, la tecnologia evolve continuamente.

Un computer da gaming non rimane competitivo per sempre. Le periferiche si consumano, i componenti possono guastarsi e i videogiochi moderni possono richiedere hardware sempre più performante.

Il gestore deve quindi programmare ulteriori investimenti anche dopo l’apertura.

E non tutte le postazioni vengono utilizzate continuamente.

Un computer può rimanere inutilizzato per diverse ore, mentre i costi dell’attività continuano a maturare.

Chi gestisce una sala LAN non offre gratuitamente le proprie attrezzature: vende un servizio che deve produrre ricavi sufficienti a coprire le spese.

È proprio questo il paradosso sul quale vogliamo richiamare l’attenzione.

Come si può promuovere l’imprenditoria senza considerare il rischio che nuovi obblighi economici rendano più difficile mantenere aperte le attività?

Hai 2, 5 o 10 PC? Il problema delle piccole sale LAN

Uno degli aspetti più discussi della proposta riguarda il numero minimo di postazioni.

Il testo prevede che le sale LAN soggette alla nuova disciplina debbano avere almeno venti apparecchi o postazioni di gioco.

Vediamo cosa significherebbe per alcune ipotetiche attività dedicate al gaming.

Postazioni disponibiliPostazioni da aggiungere
2 PC18
5 PC15
10 PC10
15 PC5
20 PC0

Immaginiamo una piccola sala con cinque computer.

Il proprietario potrebbe aver scelto quella dimensione perché il locale è piccolo o perché la domanda nella zona non giustifica un investimento superiore.

Per arrivare a venti postazioni dovrebbe acquistare altri quindici computer, predisporre nuovi spazi e affrontare maggiori consumi.

Ma comprare altri computer non significa automaticamente avere più clienti.

Perché una sala che riesce a lavorare con cinque postazioni dovrebbe necessariamente arrivare a venti?

Il numero delle attrezzature non garantisce da solo una maggiore sicurezza, una migliore gestione o una maggiore redditività.

È importante precisare che il requisito riguarda le sale che rientrano nella definizione normativa proposta. Non significa che qualsiasi negozio con qualche computer debba automaticamente possedere venti postazioni.

Il testo contempla inoltre una disciplina transitoria per le strutture già operative.

Questo non significa che tutte le piccole sale dovrebbero chiudere immediatamente, ma rimane necessario chiarire le condizioni per continuare a operare stabilmente.

La nuova imposta: 1.200 euro all’anno per postazione

La proposta introduce una specifica applicazione dell’imposta sugli intrattenimenti.

Per le postazioni ordinarie viene indicata una base imponibile forfettaria annua di 15.000 euro.

Applicando l’aliquota dell’8%, il risultato è:

15.000 euro × 8% = 1.200 euro all’anno per postazione.

La questione principale riguarda la natura forfettaria dell’imposta.

Il calcolo non dipende direttamente dagli incassi effettivi della singola postazione.

Di conseguenza, un computer poco utilizzato potrebbe essere soggetto alla stessa imposta di una postazione molto frequentata.

Per un’attività che vive principalmente delle ore di utilizzo pagate dai clienti, questo elemento potrebbe incidere significativamente sulla sostenibilità economica.

Quanto potrebbe costare una sala LAN con venti computer?

Prendiamo come esempio una sala LAN con venti PC ordinari.

La sola imposta annuale teorica sarebbe pari a:

20 × 1.200 euro = 24.000 euro.

La proposta prevede anche autorizzazioni biennali rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Gli importi indicati sono:

  • 1.000 euro per ciascuna sala dedicata;
  • 200 euro per ciascun apparecchio;
  • 2.000 euro per ciascun titolo di gioco;
  • 10.000 euro per ciascuna piattaforma online utilizzata.

Consideriamo una simulazione che comprende l’imposta annuale sulle venti postazioni e i versamenti iniziali delle autorizzazioni biennali della sala e degli apparecchi.

VoceImporto
Imposta annuale su 20 PC24.000 €
Autorizzazione biennale della sala1.000 €
Autorizzazioni biennali per 20 apparecchi4.000 €
Totale teorico iniziale29.000 €

Ventinuemila euro tra l’imposta annuale e i contributi autorizzativi iniziali considerati.

E attenzione: non abbiamo ancora inserito l’acquisto dei computer, l’affitto, le bollette, il personale e gli altri costi di gestione.

La simulazione non comprende i contributi relativi ai videogiochi e alle piattaforme online.

Se, soltanto in via ipotetica, il contributo per un titolo e quello per una piattaforma ricadessero sullo stesso gestore, il totale iniziale considerato salirebbe a 41.000 euro.

Non sarebbe però corretto presentare questa cifra come un importo automaticamente dovuto da tutte le sale LAN.

Gli importi riportati rappresentano simulazioni basate sul disegno di legge. L’imposta sulle postazioni ha periodicità annuale, mentre le autorizzazioni sono biennali. Le modalità applicative dovranno essere ulteriormente definite.

Duemila euro per gioco e diecimila per piattaforma: chi dovrebbe pagare?

Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio i contributi previsti per i videogiochi e le piattaforme online.

Una sala LAN deve poter offrire giochi differenti, aggiornando il catalogo in base alle preferenze dei clienti.

C’è chi preferisce gli sparatutto competitivi, chi ama i giochi sportivi, chi segue gli strategici e chi vuole provare un simulatore.

Ma come saranno individuati i titoli soggetti ad autorizzazione?

Che cosa verrà considerato una piattaforma online?

Un servizio come Steam? L’infrastruttura multiplayer di un videogioco? Una piattaforma per l’organizzazione di tornei?

E soprattutto, chi dovrà sostenere i relativi contributi?

Il gestore della sala, l’editore del gioco, il titolare dei diritti oppure il responsabile della piattaforma?

Questi interrogativi richiedono risposte precise.

Attribuire gli importi ai gestori delle sale oppure ai titolari dei diritti avrebbe conseguenze economiche molto differenti.

Se fossero direttamente a carico delle singole sale, ampliare il catalogo potrebbe diventare particolarmente costoso.

Se invece fossero a carico degli operatori internazionali, bisognerebbe valutare anche la loro disponibilità a partecipare a uno specifico sistema autorizzativo italiano.

Alessio Cicolari e il LAN-Gate: una vicenda iniziata nel 2022

La questione delle sale LAN non nasce con la Legge di Bilancio 2027.

Nel 2022 il settore gaming italiano fu coinvolto nella vicenda conosciuta come LAN-Gate, relativa ai controlli amministrativi e all’inquadramento normativo delle apparecchiature utilizzate nei centri gaming.

Tra le strutture coinvolte figurava l’Esport Palace di Bergamo, legato all’imprenditore Alessio Cicolari, già CEO della struttura e successivamente CEO di AK Informatica.

La vicenda riguardò controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sequestri amministrativi di apparecchiature e contestazioni relative alla disciplina applicabile.

Il contenzioso proseguì davanti alle autorità giudiziarie.

I ricorsi dell’imprenditore non furono accolti, né in primo grado né in appello.

È importante riportare correttamente anche questo elemento, senza confondere le contestazioni pubbliche con l’esito dei procedimenti.

Il caso contribuì comunque a portare all’attenzione nazionale le difficoltà normative e amministrative affrontate dalle sale gaming.

Nel 2024 Cicolari viene ascoltato alla Camera dei Deputati

Il 19 marzo 2024 Alessio Cicolari partecipò, in videoconferenza, a un’audizione presso le Commissioni Cultura e Lavoro della Camera dei Deputati, nell’ambito dei lavori sulla disciplina degli eSport.

La partecipazione è documentata nei materiali parlamentari ufficiali.

La regolamentazione del settore, quindi, era già stata portata all’attenzione delle istituzioni prima della manovra 2027.

Questo rende particolarmente importante considerare anche le esperienze degli operatori che hanno affrontato direttamente i problemi della disciplina vigente.

Cicolari interviene sulla manovra 2027: costi e autorizzazioni troppo onerosi?

Il 1° novembre 2026 Alessio Cicolari è tornato sulla questione con una dichiarazione pubblicata da AGIMEG.

La sua analisi distingue due aspetti.

Da una parte considera positivo il riconoscimento di una categoria normativa specifica per le sale LAN.

Dall’altra esprime preoccupazione per i costi previsti, la durata biennale delle autorizzazioni e la sostenibilità del nuovo sistema fiscale.

Un problema riguarda anche la rapida evoluzione dell’hardware.

I PC da gaming vengono aggiornati frequentemente attraverso la sostituzione di schede video, periferiche, memoria e altri componenti.

Le procedure autorizzative dovrebbero quindi essere compatibili con un settore nel quale le attrezzature cambiano continuamente.

Cicolari richiama inoltre le questioni relative alle licenze commerciali, alle piattaforme online, ai tornei e alla soglia minima di venti postazioni.

Le sue dichiarazioni rappresentano una testimonianza imprenditoriale, non una posizione ufficiale dell’ADM o del Parlamento.

La simulazione di Cicolari: 61.500 euro annui per un centro gaming

Per spiegare il possibile impatto economico, Cicolari presenta una simulazione basata su una struttura simile all’Esport Palace.

L’esempio comprende 24 PC, 10 console e 8 simulatori di guida.

VoceImporto
Imposta annua su 24 PC28.800 €
Imposta annua su 10 console12.000 €
Imposta annua su 8 grandi simulatori16.000 €
Autorizzazioni per sala e 42 apparecchi, annualizzate4.700 €
Totale medio annuale stimato61.500 €

La simulazione considera gli otto simulatori come grandi simulatori e distribuisce su due anni il costo delle autorizzazioni biennali.

Se i simulatori rientrassero nella tariffa ordinaria, il totale teorico scenderebbe a 55.100 euro annui.

Il calcolo non comprende i contributi per videogiochi e piattaforme, ipotizzando che questi siano sostenuti da altri soggetti.

Si tratta di una stima presentata dall’imprenditore, non di un importo già dovuto o definitivamente stabilito dall’ADM.

Tuttavia, aiuta a comprendere quanto potrebbero essere rilevanti i nuovi oneri per una struttura articolata.

Un PC dovrebbe lavorare 260 ore soltanto per coprire alcuni degli oneri

Cicolari propone anche un esempio basato su una tariffa indicativa di cinque euro per ora di utilizzo.

Una singola postazione dovrebbe generare 260 ore pagate per incassare l’equivalente dell’imposta annuale e della quota annualizzata della propria autorizzazione biennale.

Il calcolo è semplice:

1.200 euro di imposta + 100 euro di autorizzazione annualizzata = 1.300 euro.

1.300 euro / 5 euro all’ora = 260 ore.

E attenzione: non si tratta di 260 ore di guadagno netto.

Sono ore necessarie a generare un incasso lordo equivalente soltanto ai due oneri considerati.

Restano ancora da sostenere affitto, energia, manutenzione, personale, hardware, licenze e fiscalità ordinaria.

Questo esempio mostra quanto possa essere fuorviante valutare la redditività di una sala LAN soltanto contando i computer installati.

Anche i simulatori di guida e volo sarebbero interessati

La proposta coinvolge anche i simulatori installati nelle sale dedicate.

Per i grandi simulatori viene prevista una base imponibile forfettaria annua di 25.000 euro.

Applicando l’aliquota dell’8%, l’imposta teorica sarebbe pari a 2.000 euro all’anno per ciascuna postazione soggetta a tale trattamento.

Un simulatore avanzato può richiedere investimenti importanti: volanti professionali, pedaliere, monitor multipli, strutture dedicate e sistemi di movimento.

Non tutti i simulatori vengono utilizzati con la stessa frequenza e non tutti generano gli stessi ricavi.

Diventa quindi essenziale chiarire i criteri tecnici per distinguere i grandi simulatori dagli altri apparecchi.

Il rischio è che il conto arrivi anche ai videogiocatori

Quando un’impresa deve affrontare nuovi costi, una delle possibili conseguenze è l’aumento delle tariffe applicate ai clienti.

Un gestore può provare a ridurre i margini, rinviare investimenti o contenere altre spese.

Ma queste possibilità hanno dei limiti.

Se una sala LAN fosse costretta ad aumentare i prezzi per cercare di compensare gli oneri, il problema finirebbe per riguardare anche i giocatori.

Non tutti possono permettersi un PC da gaming moderno, una console di ultima generazione o un simulatore professionale.

Per alcune persone, frequentare una sala LAN significa poter utilizzare temporaneamente attrezzature che non potrebbero acquistare.

Un aumento dei prezzi potrebbe rendere meno accessibile questa opportunità.

Non è una conseguenza certa, ma è un rischio economico concreto che dovrebbe essere valutato.

Una sala LAN non è soltanto un luogo dove giocare

Le sale gaming possono avere anche un valore sociale.

Oggi molti videogiocatori trascorrono buona parte del proprio tempo libero collegati online direttamente dalla propria abitazione.

Ma c’è chi preferisce incontrare fisicamente gli amici, partecipare a tornei locali e condividere una partita nella stessa stanza.

Per alcune persone, frequentare una sala LAN può essere una delle occasioni per uscire di casa, conoscere nuovi appassionati e partecipare alla vita di una piccola comunità.

Non significa che ogni sala gaming abbia automaticamente una funzione sociale o educativa.

Significa riconoscere che alcune strutture possono rappresentare luoghi di aggregazione e accesso condiviso alla tecnologia.

Quando chiude una sala LAN, può scomparire non soltanto un’impresa, ma anche un punto d’incontro.

Una sala LAN non è una sala scommesse

È fondamentale distinguere i videogiochi dalle attività con vincita in denaro.

Un cliente che paga per utilizzare un computer e giocare con gli amici sta acquistando un servizio di intrattenimento.

Non sta necessariamente partecipando a un’attività con vincita in denaro.

La proposta riguarda espressamente i giochi di pura abilità e intrattenimento senza vincite e prevede il divieto di raccolta delle scommesse nelle sale interessate.

La disposizione non definisce quindi i videogiochi come gioco d’azzardo.

Il punto da discutere è differente: quali strumenti fiscali e autorizzativi sono proporzionati a un’attività con caratteristiche economiche e tecnologiche specifiche?

Una sala LAN non è una sala scommesse.

La relazione tecnica: mancano dati certi sul numero delle sale LAN

Un elemento significativo emerge dalla relazione tecnica che accompagna la proposta.

Il documento dichiara che non sono disponibili dati certi sulla diffusione delle sale LAN sul territorio italiano.

Per elaborare le previsioni finanziarie vengono quindi formulate ipotesi sul numero delle strutture e delle postazioni.

La relazione considera inizialmente circa 200 sale con 4.000 apparecchi o postazioni e sviluppa ulteriori scenari per gli anni successivi.

Le maggiori entrate complessive stimate sono:

  • 5,87 milioni di euro nel 2027;
  • 66,03 milioni di euro nel 2028;
  • 56,27 milioni di euro nel 2029.

Si tratta di previsioni, non di incassi già realizzati o di un censimento verificato.

Questo elemento solleva una domanda importante.

Come si può valutare pienamente la sostenibilità delle nuove regole senza conoscere con precisione quante siano le attività, quanto fatturino e quali costi debbano sostenere?

Una stima del gettito pubblico non equivale automaticamente a una valutazione dell’impatto economico sui singoli gestori.

Governo Meloni e ministro Giorgetti: le domande che attendono risposta

Il provvedimento è stato presentato dal Governo Meloni su iniziativa del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Durante l’esame parlamentare sarebbe importante chiarire alcuni interrogativi:

  • Perché prevedere almeno venti postazioni anche per le piccole sale LAN?
  • Che cosa accadrebbe alle strutture già operative con due, cinque o dieci computer?
  • Come è stata valutata la sostenibilità dell’imposta forfettaria?
  • Chi dovrebbe sostenere i contributi per videogiochi e piattaforme?
  • Come saranno classificati i simulatori?
  • Quali procedure saranno previste per sostituire o aggiornare l’hardware?
  • Come saranno accompagnate le imprese già operative durante il periodo transitorio?
  • Quali dati economici saranno utilizzati per valutare le conseguenze sulle microimprese?

La tutela dei minori, la regolarità delle licenze, la sicurezza dei locali e il rispetto degli obblighi fiscali sono obiettivi legittimi.

La questione è comprendere se possano essere raggiunti attraverso requisiti tecnici e costi realmente proporzionati.

Il paradosso delle imprese: incentivarle e poi renderle più costose?

Da anni si parla dell’importanza di incentivare le attività commerciali, favorire gli investimenti e sostenere i piccoli imprenditori.

Ma aprire un’impresa e mantenerla in vita sono due sfide differenti.

Un gestore può aver investito i risparmi di una vita per aprire una sala gaming, contando su un determinato numero di postazioni e su una clientela locale.

Se nuovi requisiti dimensionali e fiscali rendessero l’attività molto più costosa, l’intero investimento potrebbe essere messo in discussione.

Il rischio riguarderebbe anche chi sta pensando di aprire una nuova sala e potrebbe rinunciare al progetto a causa degli oneri ipotizzati.

È questa la contraddizione economica che noi di StarkGAMES vogliamo mettere al centro del dibattito.

Non chiediamo l’assenza di regole.

Chiediamo che chi le propone tenga conto delle caratteristiche reali delle imprese interessate.

Giù le mani dai videogiochi: la posizione di StarkGAMES

I videogiochi sono tecnologia, creatività, cultura digitale, competizione e intrattenimento.

Attorno a questo settore lavorano sviluppatori, produttori, tecnici, professionisti e piccoli imprenditori.

Le sale LAN sono una parte di questo universo e permettono alle persone di utilizzare hardware avanzato e condividere esperienze.

Il principio di una regolamentazione chiara può essere condivisibile.

Ma una regolamentazione dovrebbe essere costruita considerando la capacità economica delle imprese coinvolte.

Una sala con cinque postazioni non dispone necessariamente delle stesse risorse di un grande centro gaming.

Un simulatore costoso non genera automaticamente ricavi elevati.

Un computer inutilizzato non produce entrate.

Lo Stato può sostenere l’imprenditoria, ma deve anche valutare se le proprie regole permettano alle piccole attività di continuare a lavorare.

È su questo punto che riteniamo necessario un confronto serio e documentato.

GIÙ LE MANI DAI VIDEOGIOCHI!

Condividete questo articolo: vogliamo conoscere la vostra esperienza

La Legge di Bilancio 2027 è ancora in discussione e il Parlamento potrà modificare la disciplina proposta.

Proprio per questo è importante conoscere il testo, comprenderne gli importi e discutere delle conseguenze concrete.

Se gestite una sala LAN, raccontate nei commenti quante postazioni avete e quali sono i principali costi della vostra attività.

Se lavorate nel settore, condividete dati ed esperienze che possano aiutare a comprenderne le difficoltà.

Se siete videogiocatori, raccontate che cosa rappresentano per voi questi luoghi.

Avete mai frequentato una sala gaming perché non disponevate di un computer sufficientemente potente?

Avete partecipato a tornei o incontrato nuovi amici grazie a una sala LAN?

Condividete questo articolo con amici, gestori e appassionati, affinché più persone possano conoscere il contenuto della proposta e partecipare a una discussione informata.

StarkGAMES continuerà a seguire gli sviluppi parlamentari e le eventuali modifiche alla disciplina delle sale LAN.

Perché dietro ogni postazione ci sono investimenti, lavoro e persone.

NON CI SONO JACKPOT. CI SONO PERSONE.

GIÙ LE MANI DAI VIDEOGIOCHI!

StarkGAMES – News aggiornata al 5 novembre 2026.

Fonti ufficiali e approfondimenti

Nota normativa: l’articolo descrive il contenuto della proposta originaria sulle sale LAN, contenuta nell’articolo 25 del disegno di Legge di Bilancio 2027. Dopo lo stralcio parlamentare del 4 novembre 2026, la manovra prosegue come C. 3174-bis. Gli importi e i requisiti descritti possono essere modificati prima dell’eventuale approvazione definitiva.

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